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Luca diffonde il Tao nell'Arte del Massaggio e nella vita

Tao e Taoismo....questa meravigliosa filosofia

Taoismo e Tao

Secondo il pensiero taoista (che in questo non si discosta da quello confuciano) esiste un'armonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: terra, uomo e cielo.

Il principio su cui si fonda il Taoismo è il tao, termine di difficile interpretazione, tanto che un verso del Taodeing recita: "Il tao che può essere definito col nome non è il tao costante". Il tao, che è presente in ogni cosa e la condiziona, è un flusso vitale che ha dato origine a tutto, e che scorre incessantemente, mutando sempre e rimanendo sempre lo stesso. Associata al tao è la concezione dello yiny-ang.

Yin e yang

Yin e yang sono opposti e complementari tra di loro, relativi (si può essere yin sotto un certo aspetto e yang sotto un altro) e non antitetici, tanto che nella pienezza dell'uno è implicita l'origine dell'altro. Il loro alternarsi determina tutte le cose.

Yin e yang sono i due princìpi che mantengono l'ordine naturale del tao:

yin è il principio femminile, passivo ed oscuro, identificato con la luna;

yang il principio maschile, attivo e luminoso, identificato con il sole.

Il simbolo del Tao

Il simbolo del Tao è formato da due spirali: una che si avvolge e l'altra che si svolge a partire da un unico Centro.taoLe due spirali rappresentano la discesa ed ascesa degli aspetti opposti di ogni energia del cosmo. Il Simbolo pertanto è una simmetria rotazionale ciclica: la spirale bianca ha l'inizio dove finisca la spirale nera; essa si avvolge ed aumenta fino ad un massimo, ma poi manifesta in se stessa la sua tendenza opposta (puntino nero) che appunto a partire da questo momento si svolge. Anche questo aspetto raggiunge un massimo finché si manifesta la tendenza opposta (puntino bianco), che si avvolge e così via, ciclicamente.

Questo ciclo unifica nella monade Universo tutte le energie del cosmo nei loro aspetti opposti rendendoli così complementari.

In modo analogo il taoismo concepì l'antico genio dal corpo di serpe in forma duale e ne precisò dualità di forme, caratteri, nomi.

Nella mitologia cosmogonica taoista due leggendari Augusti, Fuxi e Nugua avevano corpi di spire, sovente intrecciati l'un l'altro.

Essi furono gli ordinatori del mondo. Più volte introdotti come fratello e sorella, come sposi o come amanti, Fuxi e Nugua valgono nel mito la coppia primigenia da cui l'umanità discende.

Erano certo tempi diversi in cui uomini e animali vivevano in totale unione.

Aspetto religioso

Come religione popolare, il Taoismo mise in atto diverse pratiche per potenziare e per rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (inclusa l'ingestione di prodotti ottenuti tramite ricerche alchemiche), tecniche respiratorie (come lo yoga cinese), ginniche, sessuali e contemplative.

Nelle numerose leggende taoiste, un posto di rilievo è assegnato ai cosiddetti "Otto Immortali" (Baxian), un gruppo di personaggi (uomini e donne) che, avendo ottenuto in vita poteri soprannaturali, sono stati santificati dopo morti.

Oltre agli Immortali, e accanto a Laozi - identificato spesso con Huanlao (Il Vecchio Giallo), uno dei cinque creatori del cosmo -, c'è un numero elevatissimo di divinità eterogenee, organizzate gerarchicamente, come i protettori di mestieri e dei fenomeni atmosferici; gli spiriti degli elementi della natura; le anime di diverse località (cimiteri, luoghi, guadi, strade); i demoni; le anime degli impiccati, degli annegati e degli antenati; i santi taoisti, confuciani e buddhisti.

Aspetto filosofico

L'obiettivo del Taoismo filosofico è quello di raggiungere la santità, lo stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso tramite meditazione ed estasi, che permettono l'identificazione con il tao.

La natura non deve essere alterata dall'azione umana, e per questo il taoista pratica e predica il "non agire" (wu wei) in tutti i campi (anche in quello politico), non lasciandosi turbare né dai mutamenti, né dalla morte. Nel Zhuangzi è messa in risalto anche la necessità di non fare distinzioni, di raggiungere lo stadio di una "non conoscenza", la quale si ottiene solo dopo aver conosciuto.

Taoismo e Sessualità

 

Il Taoismo non legge una dicotomia tra soma e psiche. Corpo e mente non sono in contrasto fra di loro.

Esso non attribuisce al corpo una valenza negativa né lo ritiene la fonte della perdizione o un pericolo per l'elevazione spirituale.

 

Il sesso è considerato per quello che è: un atto naturale, la cui necessità è la procreazione e la cui funzione è rafforzare la coppia per una vita felice e soddisfacente.

L'Uomo è considerato Yang, la Donna Yin. Solo la loro unione permette di realizzare il Taiji.

L'uomo da solo è il sole, la donna la luna.

Insieme formano il giorno.

 

In ogni caso c'è sempre un richiamo alla moderazione e alla naturalezza.

Fai sesso perché lo senti, come la fame, la sete o il dormire.

Se hai fame è naturale che tu mangi.

Quando però la fame è placata ma continui a mangiare, viene considerato un eccesso che non è cattivo, semplicemente affatica inutilmente l'apparato digerente e, alla lunga, può creare problemi di colesterolo o quant'altro.

Questo vale per qualsiasi altra funzione naturale, sesso compreso.

Astensione dal sesso

L'astensione dal sesso è considerata dannosa per l'equilibrio psicofisico quanto l'indulgere negli eccessi.

 

Il Tao 道

 

Il termine DAO 道 (si legge Tao) ha molteplici significati: può essere tradotto come Via, Sentiero, Strada ma anche Metodo, Principio, Dottrina.

Nella cultura cinese esso esprime:

1. Un metodo da seguire per poter ottenere la padronanza di uno specifico campo del sapere o del fare.

2. Una Via per la crescita e lo sviluppo spirituale.

3. Il corpo dottrinale, filosofico e religioso, daoista.

4. Il Principio creatore e regolatore, sostrato dell'intero universo, le cui dirette manifestazioni sono l'Armonia e l'Ordine della Natura.

Nel primo capitolo del DDJ, il Dao è definito un mistero, anzi, “Il mistero dei misteri. Il mistero impenetrabile. La porta delle infinite meraviglie”.

Descrivere il Dao è impossibile tramite modelli cognitivi poiché esso è l’Origine, il Sostentatore e la Meta di tutto. Essendo il prima del prima di ogni cosa, non ha avuto un creatore o una origine.

Allo stesso tempo è immanente poiché è la “Via” che segue tutto il creato. Non ha una connotazione antropologica, per questo non gli si possono attribuire desideri né sentimenti.

Tutto deriva dal Dao, anche gli dei. Noi daoisti, infatti, non preghiamo il Dao ma onoriamo la divinità. In Cina esistono innumerevoli templi daoisti. Nessuno di loro è dedicato al Dao.

Il Dao è inteso, dunque, sia come il Grande Ente immanifesto, trascendente, da cui scorga l’intero universo, sia come il sentiero che conduce a Esso.

Immaginiamo una scala mobile a doppia rampa. La stessa struttura ma due dinamiche: una linea scende e l’altra sale. Scende verso l’atto creativo e poi ritorna al Dao. Poiché non sono mai ferme, esse creano uno stato di mutamento continuo.

Il Mutamento è, infatti, uno dei cardini del pensiero Daoista, nella valutazione dell’esistente.

L’esistente è immanente; a causa di ciò, finito e impernanente. Tutto muta di stato perciò niente dura eternamente.

Il Daoismo, a questo punto, apre una nuova prospettiva.

Anche noi esseri umani abbiamo un aspetto immanente e uno trascendente.

Siamo fatti di materia, energia ma anche di spirito.

Le nostre componenti materiali mutano nel corso della nostra esistenza, al contrario di quella divina e spirituale che rimane sempre identica alla sua Origine.

Il Dao o se preferite, una sua particella divina, è presente in ciascuno di noi ma, poiché diamo ascolto solo alla nostra mente e non alla nostra natura, lo dimentichiamo.

Esso comunque è lì. È la nostra Sorgente Vitale.

Quando ce ne allontaniamo, rischiamo di perderci senza il suo sostentamento.

Dobbiamo ritornare alla nostra Origine, al nostro Dao, e vivere in accordo con esso per avere una vita felice e soddisfacente.

Per questo noi daoisti cerchiamo di ridurre il frastuono esterno, di distaccarsi da quanto muta, per ritornare all’Uno.

Principi fondamentali del Taoismo

 

I principi fondamentali che animano la visione del mondo di ogni Taoista sono cinque: Unità, Armonia, Mutamento, Spontaneità e Non-Interferenza, seguiti, questi ultimi, dai rispettivi corollari Non-Conformismo e A ciascuno la sua Via.

 

1. Unità – Tàiyī 太一

La visione del mondoTaoista è Olistica, quella occidentale, invece, si fonda sui contrari e sulla contrapposizione, pur partendo entrambe dalle stesse posizioni.

Nel cap. 42 del D.D.J. è scritto che tutto l’esistente proviene dal Tao, che ogni cosa, essere ed evento è intriso del suo Carisma.

Le diversificazioni apparenti sono, dunque, tutte manifestazioni del Tao. Nessuna di esse va accettata né rifiutata.

Noi, purtroppo, le valutiamo da un punto di vista cognitivo, ne diamo un valore ed un senso, talvolta palesemente strumentale.

In effetti, la nostra conoscenza della realtà avviene tramite comparazioni di opposti . Ben lo sapevano anche gli antichi maestri cinesi, i quali svilupparono il modello cognitivo Yīnyáng阴阳, oggi molto noto anche in Occidente.

Noi non possiamo definire l’alto se non abbiamo un basso, allo stesso modo per il piacere e il dolore, il buono e il cattivo e così via.

Queste categorie, però, sono solo relative al punto di vista di chi osserva e in un dato tempo. Sono una visione parziale o di parte che, però, fa perdere la visione del tutto.

Ad esempio, ci lamentiamo del caldo in estate o del freddo in inverno. Se invece manteniamo la visione globale delle stagioni nonché la loro azione unitaria, diventa evidente la necessità funzionale di entrambi. Saremo, così, grati del caldo in estate e del freddo in inverno.

Purtroppo il pensiero dicotomico ha un effetto collaterale: porta alla separazione.

Gli occidentali sono malati cronici, in tal senso. Essi sono abituati a pensare in termini dualistici ma oppositivi: lo Stato contro il cittadino, un partito contro un altro, un inquilino contro un altro, una fazione contro l’altra, una religione contro l’altra.

Nel modello Yin-Yang, invece, i due poli si autodefiniscono a vicenda da un punto di vista strutturale ma si alternano dal punto di vista temporale quando uno dei due poli raggiunge il massimo e può solo declinare e trasformarsi nell’opposto.

Questo assicura l’equilibrio energetico.

È evidente che se ci fosse sempre il caldo, vivremmo in un deserto, se ci fosse sempre la pioggia, non sarebbe possibile un’agricoltura.

Come, d’altra parte, tutti sappiamo che possiamo guadagnare dalla perdita e perdere dal guadagno .

Persino il decantato amore può essere un male: si può, di fatto, affogare anche nel miele .

Il Taoismo riconosce che gli opposti sono necessari alla vita e al reciproco miglioramento ma insegna che tutto è relativo e impermanente.

Esso invita a superare le opposizioni ad evitare gli estremi.

Propone un pensiero integrato, non-duale che conduce verso la visione olistica, globale e unitaria della realtà. Verso l’integrazione e non la separazione.

Io penso che il male non sia nemico del bene e viceversa. Entrambi, presi singolarmente, sono limiti al nostro sviluppo spirituale e all’armonia del creato.

 

2. Armonia - Tàihé 太和

Nel DDJ c’è un continuo richiamo all’Armonia, Hé 和, poiché tutto proviene dalTao, tutto è animato dalla sua energia, ogni parte è indispensabile e concorre alla realizzazione del creato.

Quando le dinamiche energetiche fluiscono liberamente si crea l’Armonia tra tutto e tutti, indispensabile affinché ogni cosa, Essere ed evento si realizzi.

Solo combinando le varie dinamiche e forze in campo, senza prevaricazione e violenza, è possibile l’Armonia, uno stato in cui ciascuno è se stesso, ma allo stesso tempo consente agli altri di essere ciò che sono.

In fondo io sono me stesso solo quando posso definire e accogliere l’altro da me.

UnTaoista non metterà mai uno contro l’altro. Tenderà sempre a cercare ciò che unisce, a trovare il linguaggio minimo comune che consenta di dialogare e realizzare la risultante fra forze divergenti.

In fondo le divergenze partono sempre da un punto in comune.

La risultante non sono le diverse soluzioni proposte a un problema ma la volontà di cercare un punto di arrivo in comune, per il benessere di tutti, sebbene questo richieda di sacrificare un po’ del proprio punto di vista. Nessuno è, però, mai morto per questo!

3. Mutamento – Yì 易

Il Daoismo, una delle scuole di pensiero più antiche al mondo, ritiene che l’universo si auto-regola, fondamentalmente, con tre leggi che consentono la vita: il Mutamento, il Caos e l’Adattamento. La trinità dell’esistenza.

Nell’universo tutto muta continuamente il suo stato, dalle pietre alle stelle e noi esseri umani in mezzo. Perché?

Pensate cosa sarebbe l’esistenza se ci fosse sempre il sole, sempre la notte o tutto rimanesse statico e fermo. In realtà la vita stessa cesserebbe.

Tutti sanno che, per crescere, occorre far morire i bambini che siamo stati, per consentirci di essere adulti.

Nessuno si stupisce di questa affermazione. È l’ovvia osservazione della realtà.

Caos

Inoltre tutti sappiamo che nelle fasi di passaggio delle varie età, attraversiamo momenti di crisi in cui non ci riconosciamo. Un adolescente non si riconosce più bambino né può ancora identificarsi come adulto. Come d’altra parte avviene per un sessantenne: non si riconosce più come un adulto nel pieno delle sue forze né tanto meno come un anziano ormai verso il tramonto.

Infatti la principale domanda che tutti ci poniamo è:

“Chi sono io?” Nessuno può dare una risposta a questo terribile quesito.

L’identificazione di sé è una auto-consapevolezza che matura secondo tempi unici per ciascuno di noi, come per un qualsiasi frutto in natura.

È vero che possiamo usare la chimica per accelerare la crescita della nostra frutta ma, alla fine, avremo, con alte percentuali, un bel cancro che ci ucciderà. Quindi, come ci insegna la saggezza taoista, è meglio non interferire con i naturali cicli di crescita, sia della natura esterna sia di quella interna a noi. Perché il "chi sono io?" e una domanda terrificante?

Quello che temiamo di più è l’incertezza, come le anime di Dante in attesa del giudizio.

L’incertezza è sorella del Caos, uno stato che la nostra cultura deterministica e puritana valuta negativo ed aberrante, tanto da indurre l’idea che tutto, invece, deve essere certo, bello ed allineato. Niente di male in questo modello culturale ma esso viene contraddetto dalla realtà.

Gli unici che vogliono che le cose non cambino mai sono coloro che, grazie all’ordine statico, possono controllare meglio il territorio e le persone.

Invece la vita vuole il cambiamento sebbene, non esiste cambiamento senza conflitto.

Ad esempio, tutti si sforzano di costruire una famiglia secondo un modello di felicità ed armonia. Ditemi allora in quale famiglia non esistono conflitti?

Dunque, o siamo incapaci, tutti, di costruire una siffatta famiglia o il modello proposto deve essere, quanto meno, riveduto.

Quanto dico per la famiglia vale anche per la società. Possiamo superare facilmente l’incertezza se cambiamo il valore dato al concetto di Caos. È il Caos che mette in crisi lo stato di fatto delle cose, che distrugge il presente e fa venire meno le certezze. Ma, senza di esso, non ci sarebbe futuro né una vera crescita.

Adattamento

Per noi taoisti, il Caos non è distruzione e disordine. Queste si chiamano violenza e aggressività.

Concetti assenti nella nostra visione del mondo. Riteniamo, invece, che il Caos sia l’occasione di meravigliose opportunità, ovviamente per chi ha occhi per vedere, orecchi per intendere e abbia la consapevolezza che ciascuno di noi ha un potere infinito: può cambiare le cose. Se lo vuole. E anche se non lo vuole, le cose seguiranno comunque il loro corso perché esse si originano dal presente.

È meglio, quindi, cavalcare l’onda anziché farsi travolgere da essa.

Non vi pare? Seguitemi in questa riflessione. In fondo è solo quando cadi che ti accorgi di avere perso l’equilibrio. È la caduta che ci fa apprezzare l’equilibrio, non quando lo siamo. Mentre cadiamo, il nostro stato muta. Una volta caduti sorge il Caos che porta disorientamento. Dopodiché ci adattiamo alla nuova situazione, prendiamo consapevolezza e cercheremo di rialzarci.

Se accetteremo il Caos come un dato positivo per poter cambiare, ritorneremo a riflettere su noi stessi.

La riflessione porterà alla consapevolezza e quest’ultima alle scelte. Le scelte porteranno di nuovo le certezze e ci rimetteremo in piedi dopo la caduta.

Almeno fino al prossimo Caos.

Ma la nostra vita non è forse così?

 

4. Spontaneità – Zìrán 自然

Il Taoismo non ama il comportamento regolato da rigide norme. Ritiene l’agire spontaneo, che fluisce dal cuore, come quello di un bambino, l’unico vero, perché naturale.

La spontaneità è la via da seguire. Ognuno è qualcuno e ciascuno si sviluppa secondo proprie vie. OgniTaoista ha il dovere verso se stesso dell’auto-coltivazione seguendo le trasformazioni nel suo essere. ITaoisti non si preoccupano del karma, del dover agire secondo norme. Ad esempio, un buddista o un confuciano possono giocare a scacchi perché le regole determinano la loro condotta; unTaoista no.

Non-conformismo - L’anti-conformismo è un corollario della spontaneità. No, dunque, ai codici morali che trovano la loro ragione nella storia, nelle necessità sociali.

Nessun codice comportamentale statico e inamovibile. Per questa ragione ilTaoismo non ha una morale come la intendiamo noi, ma certamente ha un’Etica. Ovviamente il pensieroTaoista, sebbene tendenzialmente autarchico con leggere connotazioni anarchiche, rigetta tutti quei comportamenti che possono inficiare la dignità della persona umana dal punto vista sia soggettivo sia sociale.

Siamo esseri sociali e la società deve fondarsi sul rispetto di sé e dell’altro e non sulla sopraffazione, la violenza o sulla forzatura di bisogni etero-indotti che procurano il vantaggio di pochi a scapito di tutti gli altri. Il rispetto di sé e dell’altro è il meccanismo regolatore che, se lasciato funzionare, consente una vera pace sociale.

 

5. Non-interferenza – Wúwéi 无为

La natura tende sempre all’equilibrio e all’omeostasi, purché non interferiamo con essa. Le cose, gli eventi, le persone realizzano la loro natura solo se sono lasciate libere di essere ciò che sono, senza artificialità e forzature. Invece di forzarci a “valutare”, pensiamo invece che in natura tutto muta continuamente. Quanto oggi può apparire una perdita non è detto che lo sia veramente e gli eventi possono volgersi successivamente a nostro favore.

IlTaoista vive il presente e agisce adattando continuamente se stesso alla situazione.

Ovviamente questo richiede una grande consapevolezza di sé e del mondo, ottenibile solo se comprendiamo che siamo Tutti-Uno.

A ciascuno la sua Via Ogni persona ha il suoTao, la sua Via.

Metodi adatti per uno studente delTao possono non funzionare per altri. Ognuno deve scoprire da solo la sua Via sebbene l’aiuto di un maestro esperto sia necessario per indicare se quanto sperimentiamo, è solo frutto della nostra mente, oppure è il sentiero giusto su cui mantenere i propri piedi. Non esistono modelli validi per tutti. L’approccio alla spiritualità e in particolare alTaoismo è e deve essere individuale.

LA STORIA

 

Taoismo sorse sullo stesso terreno culturale in cui nacque il Confucianesimo e si servì degli stessi elementi utilizzati da questo, che formavano il patrimonio intellettuale della Cina della seconda metà del 1° millennio a.C. Ma mentre il Confucianesimo ne dedusse dei modelli da imitare per ritornare alle virtù morali degli antichi re "santi", il Taoismo li sottopose ad aspra critica, additando nei portatori di quelle virtù i corruttori della primigenia virtù del Tao, fatta di naturalezza e spontaneità. D'altro canto, essendo Lao Tzu e Confucio contemporanei, la medesima situazione storica di decadenza della dinastia Chou (che regnava ormai da sei secoli ed aveva perduto lo slancio riformatore dei primi sovrani), spingeva i due capiscuola ad evocare i tempi aurei in cui vigeva la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, per Confucio. Bisogna ammettere però che i concetti che troviamo alla base del Taoismo e del Confucianesimo preesistevano ai fondatori delle due scuole, i quali non fecero che elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l'insegnamento.

La tradizione ci dice che Lao tzu(o Lao tze) - che è in realtà un soprannome che vuol dire "vecchio maestro" -, si chiamava Chung-erh o Po-yang o anche Lao tan. Visse nel 6° secolo a.C. ed era di qualche anno più vecchio di Confucio. Nacque nel villaggio di Ch'u-jen, nel territorio dell'odierno Honan (Cina orientale, a sud di Pechino). Fu storiografo negli archivi imperiali. Si dice che Confucio si sarebbe incontrato con lui e sarebbe stato colpito dalla sua saggezza. Lao tzu abbandonò il suo incarico quando la corta cominciò a dare segni di decadenza e se ne andò verso l'ovest. Arrivato al passo di Han-ku, il guardiano Yin Hsi gli chiese di scrivere un libro per lui e Lao tzu espose allora le sue dottrine nel Tao Te ching. Poi partì e non se ne seppe più nulla.

L'opera di Lao Tzu è divisa in due parti, la prima sul Tao e la seconda sul Te. In seguito fu suddivisa nel numero mistico di 81 capitoletti, e il nome di Tao Te ching fu dato, sembra, da uno dei suoi commentatori, Ho-shang Kung. L'opera ci è anche giunta in un'altra redazione, non molto diversa dalla prima, curata da Wang Pi.

Il libro si apre con una descrizione del Tao. La parola significa propriamente via e quindi anche modo di condursi, sistema. Il Tao è una astrazione metafisica che indica la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell'universo. In questo senso è indicibile, ineffabile, indeterminato. Essendo il principio primo e assoluto, è privo di caratteristiche, giacché è la stessa fonte di tutte le caratteristiche; non è però il nulla, dato che è l'origine di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose, dà loro l'esistenza. "Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome" (In cinese suona più o meno così: Tao ke Tao fei chang Tao; ming ke ming, fei chang ming: cfr. Tao Te Ching, 1). In altri termini, il Tao è oltre ogni denominazione, visto che la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l'origine dei nomi e di ogni descrizione possibile. Tao è quindi un non-nome; indica, piuttosto, ciò che consente alle cose di essere quello che sono; è ciò che dà loro l'esistenza (come se si dicesse: il questo da cui derivano l'essere e il non essere). Sebbene non si possa dire ciò che il Tao è, ma si possa soltanto accennarlo, lo si può in un certo modo comprendere considerando il suo "funzionamento", le sue manifestazioni. Il Tao si manifesta nell'universo, nella natura, dato che ciò che le cose individuale possiedono del Tao è il Te. La parola Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato strettamente morale bensì quello di vigore, potenza, facoltà, efficacia. È in pratica la manifestazione del Tao, come già accennato. Il Tao, in quanto origine, fonte, sorgente, dà l'esistenza alle cose, mentre il Te dà loro diversità.

Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l'equilibrio cosmico. L'uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l'armonia dell'universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao. Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l'uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l'uomo è in completa armonia con tutto l'universo e la sua azione è l'azione dell'universo che fluisce attraverso di lui. Il bene non viene compiuto dall'azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. "Il Tao in eterno non agisce eppure non c'è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l'originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l'assenza del desiderio; l'assenza del desiderio genera la serenità, così l'impero si consolida da solo" (TTC, 37).

Il problema riguarda dunque il modo in cui si dovrebbe agire. La risposta è che si dovrebbe agire adottando la semplice via del Tao, non imponendo i proprio desideri al mondo ma seguendo la natura stessa. L'uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose per confermarsi ad esse; conoscendo tali leggi, l'uomo si renderà conto che è vano perseguire un fine diverso, poiché ogni cosa segue il proprio sviluppo, la propria intima legge. L'uomo deve liberarsi da ogni pensiero, passione, interesse, desiderio particolare per ritornare alla semplicità di quando era bambino; egli deve fare solo ciò che è necessario e naturale. Vivere semplicemente vuol dire vivere una vita in cui è ignorato il profitto, lasciata da parte la scaltrezza, minimizzato l'egoismo, ridotti i desideri. Non bisogna cioè agire con artifici e deformazioni ma lasciare che le cose si compiano in modo spontaneo e naturale.

Anche in ambito sociale, le istituzioni sono giuste quando si permette loro di essere ciò che sono naturalmente; anche la società deve essere in armonia con l'universo. Se il legislatore si attenesse alle norme del Tao, il governo procederebbe in modo spontaneo e naturale. E non ci sarebbe bisogno di leggi severe e di guerre. Quando si governa un paese, si dovrebbe badare a non opprimere troppo la gente, portandola a ribellarsi. Quando invece le persone sono soddisfatte non ci sono guerre e ribellioni. Perciò la semplice norma del governare consiste nel dare al popolo ciò che vuole, e nel rendere il governo conforme alla volontà del popolo, piuttosto che tentare di rendere il popolo conforme alla volontà di chi governa. Il lavoro di chi governa è quello di lasciare che il Tao operi liberamente, invece di tentare di opporsi alla sua funzione e di cambiarla. Così, chi vuole governare con l'aiuto del Tao, è avvisato di non fare uso di forza o violenza, poiché ciò finisce per determinare un rovesciamento. "Colui che assiste il principe col Tao non fortifica l'impero con le armi…tutto ciò che è contrario al Tao non può durare". Quando chi governa conosce il Tao e il suo Te, da in che modo deve starsene al di fuori della vita del popolo e servirlo senza intromettersi. Così Lao Tzu dice che le persone "sono difficili da governare poiché chi governa agisce troppo". "Più leggi e divieti ci sono nel mondo, più povero sarà il popolo… più si emanano leggi e decreti, più ci saranno ladri e predoni" (TTC, 57). Eliminando i desideri e lasciando che il Tao entri e ci pervada, la vita supererà le distinzioni tra buono e cattivo. Ogni attività verrà dal Tao, e l'uomo diventerà uno col mondo. Questa è la soluzione di Lao Tzu al problema della felicità. È una soluzione che dipende soprattutto dal raggiungimento dell'unità col grande principio immanente della realtà, ed è perciò, in questo senso, una soluzione mistica.

Nei secoli a cavallo dell'era volgare, i seguaci del Taoismo si dedicarono soprattutto alla speculazione metafisica e in particolare sul problema della morte e della immortalità. Nacque così una forma di religione taoista, che assunse ben presto aspetti istituzionali e che ebbe, sotto la dinastia dei Tang (620-906 d.C.), una enorme diffusione, pari al buddhismo. Il pensiero cinese delle origini non aveva elaborato una dottrina (come era successo in Grecia e nel Cristianesimo) che rispondesse al problema del destino dell'uomo dopo la morte. L'uomo cinese si vedeva solamente mortale. Da qui sorse la convinzione che l'immortalità fosse una sorta di conquista, da ottenere attraverso modalità per lo meno singolari. Il problema era appunto quello di far diventare il corpo umano immortale. Già da tempo erano stati codificati dei metodi per prolungare la vita e permettere una sorta di immortalità. Questi metodi si dividono in due gruppi: le pratiche per nutrire lo spirito e le pratiche per nutrire la vita o il corpo.

Le pratiche per nutrire lo spirito si riferiscono naturalmente all'esercizio delle virtù morali, cioè la purezza di vita, il riconoscimento e il pentimento delle proprie colpe e il compimento delle buone azioni meritorie.

Le pratiche per nutrire la vita o il corpo sono invece di ordine dietetico, respiratorio, sessuale e alchimistico. La pratica dietetica consiste nell'astensione dai cosiddetti cinque cereali, perché di essi si nutrono i tre demoni (san shih) che risiedono nel corpo umano e sono avversi all'uomo. L'astensione da quegli alimenti mira a liberare l'uomo dalla loro presenza, facendoli morire di inedia.

Un'altra pratica molto importante è quella della respirazione controllata. Secondo le antiche tradizioni, il ch'i è il soffio vitale che permea l'universo. La pratica respiratoria tende ad immettere nel corpo il ch'i più sottile affinché lo nutra e piano piano elimini la parte densa e impura, portandolo alla stessa sottigliezza e purezza del cielo immortale.

La pratica sessuale consiste essenzialmente nella ritenzione del seme maschile: l'orgasmo dovrebbe essere ripetuto più volte e con diverse compagne, senza però lasciar sfuggire il ching maschile, in modo che torni indietro e si diffonda nell'organismo dove, unendosi al ch'i, darebbe nascita al corpo immortale. La pratica invece più difficile, dispendiosa e misteriosa, consisteva nell'ingerire, dopo una lunga preparazione alchimistica, il cinabro (solfuro di mercurio), che provocherebbe di per sé l'immortalità.

Come si vede, siamo ormai lontani dall'autentico Taoismo, che comunque fu importante perché fu la risposta a molteplici interrogativi spirituali. Inoltre non si dimentichi che, in campo politico, con la credenza messianica in una società migliore, molte furono le rivolte contadine che ebbero i loro capi in persone che si ispiravano al Taoismo. In campo artistico, il Taoismo, concedendo assoluta libertà all'individuo, permise la creazione di opere d'arte concepite per il godimento del letterato e del pittore e non, come volevano i confuciani, in esclusiva funzione di un certo tipo di società. In ultimo, la donna, che nella Cina confuciana e feudale era relegata a vivere all'interno della sua abitazione, acquisterà col Taoismo una certa parità con l'uomo, al punto di poter accedere anche a certi gradi della gerarchia religiosa taoista.

 

Oggi il Taoismo è diffuso nelle comunità cinesi sparse per il mondo, ed in particolare a Taiwan, Vietnam e Singapore.

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